Diu

Colonia portoghese dal 1535 al 19 dicembre 1961, data in cui viene riconquistata dall’India insieme a Goa e Daman, Diu, una piccola isola separata dall’estremo sud del Gujarat da qualche centinaio di metri di mare, offre una storia e atmosfere del tutto inconsuete per questa parte del mondo. Le chiese bianche, le vecchie costruzioni coloniali, le strade strette e tortuose, danno un sapore particolare a un lembo di terra che è invece del tutto “indiano” per luci, profumi e popolazione.Oggi è meta di pochi viaggiatori occidentali in cerca di scampo dalla bolgia del continente e di turisti locali  attratti non tanto dal fascino del luogo, quanto dalla possibilità di avere alcol facile e a poco prezzo in uno stato proibizionista come il Gujarat. Diu è l’India che non ti aspetti: silenziosa, tranquilla, malinconica. L’isola offre ben più che uno stereotipo da turista su pulmino climatizzato: la sua atmosfera un po’ decadente, i resti, anche umani, di una presenza europea durata oltre quattro secoli.  Le ultime frasi in portoghese sussurrate nel corso di un’omelia. L’atmosfera un po’ spettrale della chiesa museo di São Tomé.



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